L'Università di Foggia celebra la Giornata internazionale dei diritti dell’infanzia e dell’adolescenza

19 Novembre 2019
La notizia
Giornata internazionale dei diritti dell’infanzia e dell’adolescenza,

“Dite:
è faticoso frequentare i bambini.
Avete ragione.
Poi aggiungete:
perché bisogna mettersi al loro livello,
abbassarsi, inclinarsi, curvarsi,
farsi piccoli.
Ora avete torto.
Non è questo che più stanca.
È piuttosto il fatto di essere
obbligati ad innalzarsi fino all’altezza
dei loro sentimenti.
Tirarsi, allungarsi,
alzarsi sulla punta dei piedi.
Per non ferirli”.

(Janusz Korczak, Quando ridiventerò bambino, 1924)

Il 20 novembre di ogni anno si celebra la Giornata internazionale dei diritti dell’infanzia e dell’adolescenza, in cui si ricorda la Convenzione ONU sui diritti dell’infanzia, approvata dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite nel 1989.

Quest’anno, in particolare, ricorre il trentennale della suddetta Convenzione, pertanto l’Università di Foggia, nella consapevolezza del valore della cultura e dell’istruzione quale veicolo di tutela dei diritti inalienabili dell’essere umano, a qualunque età, vuole farsi promotrice dei bisogni, soprattutto dei bambini e degli adolescenti, diffondendo tra i suoi studenti una cultura di pace e di rispetto, contro ogni forma di discriminazione e sfruttamento.

Il giorno 20 novembre 2019 nelle aule i docenti leggeranno agli studenti un testo di Janusz Korczak tratto da Il diritto del bambino al rispetto (1929), da tutti considerato un’anticipazione della Convenzione ONU sui diritti dell’infanzia.

Nel Dipartimento di Studi Umanistici si coglierà l’occasione delle sedute di laurea, in corso in quella giornata, per parlare alla cittadinanza tutta. Lo scopo dell’iniziativa è quello di ricordare la Convenzione ONU sui diritti dell’infanzia e promuovere una riflessione sulle violazioni ancora subite dai bambini e degli adolescenti di tutto il mondo.

Janusz Korczak è stato un pedagogista ed educatore polacco di origini ebraiche, nato a Varsavia, probabilmente nel 1878, e morto nel 1942 nel campo di sterminio di Treblinka, dove fu deportato insieme ai bambini ebrei che seguiva come medico e come educatore nella Casa degli Orfani, un orfanotrofio di Varsavia da lui istituito e diretto a partire dal 1912.

«Rispetto per la sua ignoranza […]. Rispetto per la sua laboriosa ricerca della conoscenza. Rispetto per le sue sconfitte e le sue lacrime […]. Quando si intestardisce o fa i capricci, le lacrime esprimono la sua impotenza, la rivolta, la disperazione; sono la richiesta di aiuto di un essere abbandonato o privato della libertà, che subisce un’imposizione ingiusta e crudele […]. Rispetto per i misteri e per i colpi che riserva il duro lavoro della crescita. Rispetto per i minuti del presente. Come saprà sbrigarsela domani se gli impediranno di vivere oggi una vita responsabile? Non calpestare, non umiliare, non fare del bambino uno schiavo di domani; lasciar vivere senza scoraggiare né strapazzare né far fretta».