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giovedì 17 maggio 2012


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Open access

 

 

 

 

Cos'è l' Open Access

Open Access (Accesso Aperto) significa accesso libero e senza barriere al sapere scientifico. Si tratta di un movimento o, meglio, di una serie di strategie, nate all’interno del mondo accademico, il cui scopo è riguadagnare possesso della comunicazione scientifica offrendo libero accesso ai risultati della ricerca. Sfruttando le potenzialità offerte dalla rete, gli articoli vengono gratuitamente resi accessibili senza le restrizioni e le barriere previste dalle licenze tradizionali. La disseminazione dell’informazione garantisce un reale impatto: più un articolo è liberamente scaricabile, più è letto, più viene citato. Questo favorisce la condivisione del sapere e quindi un più rapido avanzamento della conoscenza, senza barriere, in tutto il mondo.

Due sono le strategie di pubblicazione dell’Accesso Aperto:
• l’autoarchiviazione in archivi aperti: archivi digitali a carattere istituzionale o disciplinare, vi si deposita il pre-print o il post print dell’articolo in accordo con le politiche di copyright dell’editore (green road);
• pubblicazione su riviste ad Accesso Aperto, che garantiscono la peer review (processo di valutazione) ma adottano un diverso modello economico: nessun pagamento richiesto per accedere ai testi, i costi di pubblicazione sono coperti da una quota versata dall’autore o dalla sua istituzione (la tendenza è di ricomprendere i costi di pubblicazione nel budget iniziale stanziato per la ricerca) (gold road)

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ABC dell' Open Access

• l’Open Access non è in contrasto con la peer-review;
• l’Open Access si applica solo alla letteratura scientifica, ossia quella per cui gli autori non ricevono alcun compenso se non il riconoscimento della comunità internazionale;
• l’Open Access è compatibile con il Diritto d’Autore, anzi ne costituisce una maggiore presa coscienza e in certo modo un rafforzamento: l’autore mantiene tutti i diritti sulla sua produzione intellettuale;
• l’Open Access è stato individuato come il canale preferenziale per la libera disseminazione dei risultati delle ricerche finanziate con finanziamenti pubblici, come dimostrano le politiche di sempre più numerosi enti di ricerca nel mondo e la Dichiarazione dell’OECD - Organization for Economic Cooperation end Development (2004).

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Vantaggi dell’Open Access

• per gli autori: maggiore visibilità e impatto per i propri lavori (fino al 300% in più in certe aree disciplinari); possibilità di nuove metriche di valutazione dell’impatto alternative all’Impact Factor;
• per i ricercatori: maggiore facilità di accesso ai dati e ai risultati della ricerca rispetto agli articoli accessibili solo a pagamento; possibilità di sfruttare appieno nuove tecnologie quali il text-mining e il data-mining;
• per le biblioteche: possibile risposta alla crisi dell’aumento vertiginoso dei prezzi degli abbonamenti, che, parallelamente alla diminuzione dei budget, riducono sempre più il numero dei titoli che è possibile offrire agli utenti;
• per le Università:
o maggiore visibilità per i propri ricercatori;
o possibili economie di scala sui costi degli abbonamenti;
o razionalizzazione dell’anagrafe della ricerca se collegata all’archivio istituzionale
• per gli editori: maggiore impatto, visibilità, usabilità, e di conseguenza maggiori indici di citazione
• per gli enti di finanziamento: maggiore ritorno sugli investimenti garantiti dalla massima disseminazione dei risultati della ricerca (cfr. la Raccomandazione 2006 dell’OECD, Organization for Economic Cooperation and Development)

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Maggiore impatto: le ricerche si vedono prima, si vedono di più

• senza barriere all’accesso si ottiene una maggiore disseminazione dei risultati della ricerca (dal 36 al 172% in più, secondo la disciplina, in uno studio del 2006)
• autoarchiviando negli archivi aperti, i risultati della ricerca risultano immediatamente disponibili, senza attendere i tempi di pubblicazione del cartaceo
• grazie alla interoperabilità garantita dal protocollo OAI-PMH, i contributi ad accesso aperto sono ricercabili e leggibili da tutti i motori di ricerca
• De Robbio, A., Analisi citazionale e indicatori bibliometrici nel modello Open Access, «Bollettino AIB», 47, 3, (sett. 2007), 257-287
• Hajjem, C. – Harnad, S. – Gingras, Y., Ten-year cross-disciplinary comparison of the growth of open access and how it increases research citation impact, «IEEE Data Engineering Bulletin», 2005, 28(4), 39-47
• Studi sull'impatto e le citazioni in Open Access

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Misurare e valutare la ricerca in modo efficace: un’alternativa possibile all’Impact Factor

• in area Open Access sono allo studio nuove metriche di valutazione dell’impatto di un articolo basate sull’uso (download) e le citazioni, due parametri profondamente influenzati dall’essere o meno un contributo Open Access
• le più diffuse critiche all’Impact Factor: è un dato quantitativo spesso usato per valutare la qualità; offre l’indice medio di un’intera testata e non si riferisce al valore del singolo articolo; è troppo influenzato da variabili quali la lingua, la disciplina; è un’iniziativa commerciale del gruppo ISI-Thomson…
• un’effettiva usabilità delle nuove metriche dipende contestualmente dai criteri di valutazione della ricerca: ma già dal 2008 nessun esperto dei gruppi di valutazione del Research Assessment Exercise (RAE) in Gran Bretagna potrà utilizzare l’IF come criterio, e lo stesso accadrà nei prossimi due anni in Australia con l’analogo Research Quality Framework (RFQ)
• sempre in tema di valutazione, uno snellimento delle procedure di creazione dell’anagrafe della ricerca è possibile con la scelta politica di collegare l’anagrafe stessa al deposito istituzionale [link interno alla pagina] di Ateneo: così i contributi dei ricercatori saranno immediatamente disponibili e già indicizzati e ricercabili. Maggiore efficacia si ottiene qualora l’Ateneo adotti una politica che obblighi i propri ricercatori ad autoarchiviare nel deposito istituzionale, una scelta che è già comune a molti Atenei ed enti nel mondo
o progetto MESUR, MEtrics from Scholarly Usage of Resources, per lo studio e la validazione delle nuove metriche
o Citebase, motore di ricerca per il tracciamento delle citazioni di un articolo
o Hajjem, C. – Harnad, S., Citation Advantage For OA: Self-Archiving is independent of journal Impact Factor, article age, and number of co-authors, Technical Report, gennaio 2007
o Harnad, S. Open access scientometrics and the UK Research Assessment Exercise, Preprint of Invited Keynote Address to 11th Annual Meeting of the International Society for Scientometrics and Informetrics, Madrid June 2007
o Scholze, F., Measuring impact revisited, 5° OAI Workshop, CERN, aprile 2007
o Carr, L. – McColl, J., Institutional Repositories and Research Assessment, 2006

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Una peer-review di qualità, trasparente e innovativa

La peer-review resta una garanzia di qualità anche in Open Access, ma viene intesa in forme innovative:
• Open peer-review: la storia della pre-pubblicazione di un articolo spesso è visibile, associata all’articolo stesso, con i commenti dei revisori e le risposte degli autori
• Peer-review 2.0: l’esperimento più innovativo è quello di PLoS ONE, rivista scientifica multidisciplinare che pubblica articoli sottoposti a peer-review ma che consente, con gli strumenti del Web 2.0, di inserire previa registrazione gratuita annotazioni on line nel corso del testo dell’articolo stesso. Gli interventi vengono segnalati al momento della lettura a video, con un’evidenziazione. Sono previsti anche l’inserimento di commenti, che aprono forum di discussione nella migliore tradizione delle accademie scientifiche, e la possibilità di valutare ogni articolo secondo indici di affidabilità, profondità, stile
o Surridge, C., PLoS ONE: Open Access 2.0, video
o MacCallum, C.J., ONE for all: the next step for PLoS, PLoS Biology, 2006 4(11): e401

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Nuove tecnologie e riuso dei dati

Il Web e le nuove tecnologie non costituiscono solo una trasposizione digitale del tradizionale modo di fare ricerca. Potenzialità enormi esistono per la e-science, in supporto della quale un ambiente Open può fare molto:
• l’accesso aperto ai dati grezzi (open data) è tutto da esplorare: se ne è discusso al recente convegno Berlin 5 a Padova
• con l’Open Access ai dati e agli articoli scientifici, purché in formato nativo e non .pdf, sono possibili nuove tecniche quali il data mining e il text mining, che favoriscono nuove metodologie di ricerca – maggiore profondità, maggiore richiamo -, di creazione e condivisione del sapere, di riuso dei dati stessi, contribuendo all’accelerazione del processo di creazione della conoscenza
• si rendono così possibili progetti quali Neurocommons, che partendo da una integrazione dei dati vuole fornire una piattaforma comune di conoscenza per le ricerche biologiche, con gli strumenti del web semantico
o Harnad, S., How green Open Access supports text and data mining, 2007
o Wilbanks, J., Reusing open literature: the NeuroCommons, 2006

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La valutazione della ricerca

Due le novità importanti: l'introduzione di tecniche per la valutazione delle pubblicazioni; la valutazione delle pubblicazioni digitali.
La normativa riconosce il ruolo delle opere diffuse con modalità non tradizionali e che non rientrano nella
distribuzione commerciale (per es. saggi su riviste ad accesso aperto). Le pubblicazioni scientifiche in
versione digitale (articoli in riviste elettroniche, e-book, etc.) entrano pertanto a far parte della
produzione del docente sottoposta a valutazione. A questa normativa vanno aggiunti i pareri del CUN, in
particolare il parere sui Criteri identificanti il carattere scientifico delle pubblicazioni espresso
nell'adunanza del 24 febbraio 2010: “Le pubblicazioni in forma elettronica […] sono da considerarsi alla
stessa stregua delle pubblicazioni a stampa”. Si può affermare una linea di tendenza: non è rilevante il
supporto (analogico o digitale) sul quale vengono pubblicate le ricerche; il legislatore italiano è orientato
a considerare le pubblicazioni scientifiche in versione digitale parte integrante della produzione di un
docente; le pubblicazioni in versione digitale sono ritenute valide quando soddisfano i criteri di
scientificità previsti per le pubblicazioni tradizionali.

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Il ruolo della CRUI

Le università italiane hanno aderito alla “Dichiarazione di Berlino per l’accesso aperto alla letteratura scientifica”, Messina, 4 novembre 2004 firmando il documento Gli atenei italiani per l’open access: verso l’accesso aperto alla letteratura di ricerca, noto come Dichiarazione di Messina, che, al maggio 2010, risulta sottoscritta da 71 su 84 università italiane. Anche il Rettore dell’Università di Foggia ha firmato.Dal 2006 la CRUI, all’interno della Commissione Biblioteche, ha costituito il Gruppo di lavoro open access e tra il 2007 e il 2009 ha pubblicato importanti raccomandazioni per gli atenei. In particolare ha invitato le università a dotarsi di un archivio istituzionale interoperabile con l’anagrafe della ricerca locale e nazionale e che rispetti gli standard open access; a incoraggiare il deposito dei prodotti della ricerca in testo pieno e in formato .pdf. La CRUI ha finora prodotto: Linee guida per il deposito delle tesi di dottorato negli archivi aperti (2007); Riviste ad accesso aperto: linee guida (2009), Open access e la valutazione dei prodotti della ricerca scientifica – Raccomandazioni (2009), Linee guida per gli archivi istituzionali (2009).

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L’Università degli Studi di Foggia e l’Open Access

L’adesione
L’Università degli Studi di Foggia aderendo alla Dichiarazione di Messina ha sottoscritto la Dichiarazione di Berlino (English version) a sostegno dell’accesso aperto alla letteratura scientifica.
L’adesione al movimento Open Access costituisce “una nuova via di accesso alla conoscenza”. Proprio per questo “la Commissione CRUI per le Biblioteche di Ateneo intende promuovere la diffusione delle pubblicazioni Open Access nel sistema universitario italiano al fine di diffondere i benefici che derivano dal ricorso a forme di editoria elettronica ad accesso aperto”.

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Open Access: riferimenti

Il progetto Sherpa/Romeo presenta un’autorevole rassegna delle politiche di accesso ed auto-archiviazione praticate da numerosi editori.

Open access – documenti CRUI
• Linee guida per gli archivi istituzionali
• L’Open Access e la valutazione dei prodotti della ricerca scientifica – Raccomandazioni
• Linee guida per il deposito delle tesi di dottorato negli archivi aperti
• Raccomandazioni EUA in materia di Open Access

Open access - bibliografia breve
• De Robbio, Antonella L'Open Access come strategia per la valutazione delle produzioni intellettuali in CIBER 1999-2009, a cura di Paola Gargiulo e Domenico Bogliolo. Milano, Ledizioni LediPublishing, 2009, p. 104-124
• Benedetta Alosi, Gli atenei italiani per l'Open Access: verso l'accesso aperto alla letteratura di ricerca. “Bibliotime”, 7 (2004), n.3.
• IFLA Statement on Open Access to Scholarly Literature and Research Documentation.
• Anna Maria Tammaro, Teresa De Gregori, Ruolo e funzionalità dei depositi istituzionali: uno spazio virtuale al servizio della comunità scientifica. “Biblioteche Oggi”, 22 (2004), n. 10.
• Valentina Comba, Vittorio Ponzani, Le nuove prospettive della comunicazione scientifica: il ruolo degli open archives: intervista a Herbert Van de Sompel. “AIB Notizie”, 14 (2002), n.5.
• Antonella De Robbio, Auto-archiviazione per la ricerca: problemi aperti e sviluppi futuri “Bibliotime”, 6 (2003), n.3.
• Antonella De Robbio, Open Access e Copyright: faq.

Open access - sitografia breve
• Archivi italiani OAI
• Budapest Open Access Initiative
• Directory of Open Access Journals
• International Network of the Availability of Scientific Publication (INASP)
• OAI Repository Explorer
• Open Access to Science and Scholarship - Peter Suber
• Open Archives Initiative
• Pleiadi: Portale per la Letteratura Scientifica Elettronica Italiana su Archivi aperti e Depositi Istituzionali
• SPARC - Scholarly Publishing Academic Research Coalition

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Pagina creata il 19/5/2010 alle 10:30 da
Ultima modifica: 18/6/2010 alle 13:11 da